Idee chiave dell’A.T.

Di seguito presento le idee chiave che costituiscono la base della teoria dell’Analisi Transazionale (A.T.), e che servono a differenziarla da qualsiasi altro sistema psicologico.

Il modello degli stati dell’Io (modello GAB)

Il concetto più fondamentale è il modello degli Stati dell’Io. Uno Stato dell’Io è un insieme di comportamenti, pensieri ed emozioni tra loro collegati. È un modo attraverso il quale noi manifestiamo una parte della nostra personalità in un dato momento. Secondo questo modello, ci sono tre Stati dell’Io distinti. Se io mi comporto, penso e sento in relazione a ciò che sta avvenendo intorno a me qui e ora, utilizzando tutte le risorse a mia disposizione quale persona adulta, si dice che sono nello stato dell’Io Adulto. Talvolta posso comportarmi, pensare e sentire in modi che sono una copia di quelli dei miei genitori, ο di altre persone che sono state per me delle figure genitoriali. In questi casi si dice che sono nello stato dell’Io Genitore. Altre volte posso tornare a modi di comportamento, di pensiero e di emozione che utilizzavo quando ero bambino. Si dice allora che sono nello stato dell’Io Bambino. Fate attenzione alle iniziali maiuscole. Esse sono sempre utilizzate quando vogliamo indicare che ci stiamo riferendo agli stati dell’Io (Genitore, Adulto, Bambino). Il modello degli stati dell’Io è spesso indicato come «modello GAB».

Spesso nella pratica quotidiana dell’A.T. si dice semplicemente che sono nel «Bambino», nel «Genitore» o nell’«Adulto». Se mettiamo insieme i tre stati dell’Io otteniamo il modello tripartito della personalità chiamato modello degli Stati dell’Io che è al cuore della teoria dell’A.T. Esso è convenzionalmente rappresentato come un insieme di tre cerchi l’uno al di sopra dell’altro.

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Transazioni, Carezze, Strutturazione del tempo

Quando comunico con voi, posso scegliere di rivolgermi a voi da uno qualsiasi dei miei tre Stati dell’Io. A vostra volta voi potete rispondere da uno qualsiasi dei vostri stati dell’Io. Questo scambio di comunicazioni è noto col termine di Transazione. Una transazione si ha quando io vi presento un qualche tipo di comunicazione e voi mi rispondete. In linguaggio formale la comunicazione di apertura è chiamata Stimolo, ciò che mi rinviate è chiamato Risposta. Questo ci dà la definizione formale di una Transazione: uno Stimolo Transazionale più una Risposta Rransazionale. Berne definiva la Transazione «l’unità fondamentale del discorso sociale». L’impiego del modello degli Stati dell’Io per analizzare sequenze di Transazioni è chiamato Analisi Transazionale in senso stretto. I termini «in senso stretto» sono aggiunti per indicare che stiamo parlando di questa branca particolare dell’A.T., e non dell’A.T. nel suo complesso.

Quando voi e io effettuiamo delle Transazioni, io segnalo un Riconoscimento di voi e voi mi rinviate questo Riconoscimento. Mentre camminate per la strada vedete un vostro vicino che viene in direzione opposta. Nel momento in cui vi incrociate sorridete e dite: «Bella giornata!». Il vostro vicino sorride a sua volta e risponde: «Sì, proprio bella». Voi e il vostro vicino vi siete appena scambiati delle “Carezze”. Una Carezza è definita una “unità di riconoscimento”. A noi tutti questi tipi di scambi sono talmente familiari che di solito non vi badiamo. Ma immaginiamo che la scena fosse ripetuta con un’unica piccola differenza: nel momento in cui il vostro vicino si avvicina, voi sorridete e dite: «Che bella giornata!», ma lui non dà nessuna risposta, passa come se voi non ci foste. Che cosa provereste? Se siete come la maggior parte delle persone rimarrete sorpresi della mancanza di risposta del vostro vicino. Vi chiederete: «Che cosa è successo?». Noi abbiamo bisogno di Carezze, e ci sentiamo deprivati se non le otteniamo.

E. Berne ha descritto alcuni tipi di bisogni che noi tutti proviamo. Uno è il bisogno di stimolazione fisica e mentale. Berne lo chiamava bisogno di stimoli. A questo proposito rimandava all’opera di ricercatori sullo sviluppo umano e animale, per esempio alla ben nota indagine di Rene Spitz che aveva tenuto in osservazione dei neonati allevati in un orfanotrofio. Questi neonati erano ben nutriti, puliti e al caldo; tuttavia tendevano ad avere problemi fisici ed emotivi più spesso dei bambini allevati dalle loro madri o da altre persone che si prendevano direttamente cura di loro. Spitz trasse la conclusione che ciò che mancava a quei bambini era una stimolazione: essi avevano ben poco da guardare tutto il giorno se non le pareti bianche delle loro stanze, e soprattutto avevano poco contatto fisico con chi li accudiva. Mancavano loro il contatto fisico, i vezzeggiamenti e le carezze che i neonati normalmente ricevono da chi si prende cura di loro. La scelta di Berne del termine «Carezza» si riferisce a questo bisogno infantile di essere toccato. Da adulti, affermò, noi aneliamo ancora a un contatto fisico; tuttavia impariamo anche a sostituirlo con altre forme di Riconoscimento. Un sorriso, un complimento o al limite anche un’occhiata storta o un insulto sono tutte cose che ci mostrano che la nostra esistenza è stata Riconosciuta. Per indicare questa nostra esigenza di riconoscimento da parte degli altri Berne utilizzò il termine bisogno di Riconoscimento. Nel linguaggio dell’A.T. qualsiasi atto di Riconoscimento è chiamato una Carezza. Noi abbiamo bisogno di Carezze per mantenere il nostro benessere fisico e psichico.

Quando effettuano delle Transazioni in gruppi ο in coppie, le persone impiegano il tempo in svariati specifici modi che possono essere elencati e analizzati. È quella che chiamiamo l’analisi della Strutturazione del tempo.

Ogniqualvolta delle persone si riuniscono in coppie o gruppi ci sono sei modi diversi in cui possono trascorrere il tempo. Eric Berne ha elencato queste sei possibilità di strutturazione del tempo:

  • Isolamento
  • Rituali
  • Passatempi
  • Attività
  • Giochi
  • Intimità

Questi, affermava Berne, sono tutti modi di soddisfare il bisogno di Struttura. Quando ci troviamo in una situazione in cui non ci è imposta alcuna Strutturazione del tempo la prima cosa che faremo sarà probabilmente quella di crearcene una. Giunto sulla sua isola deserta Robinson Crusoe strutturò il proprio tempo mettendosi a esplorarla e a crearsi un posto in cui abitare. I detenuti nelle celle d’isolamento si fabbricano calendari e orari giornalieri. Se avete mai partecipato a una dinamica di gruppo in cui inizialmente il tempo è totalmente non strutturato, sapete bene quanto questa situazione metta a disagio. È tipico che qualcuno chiederà: «Ma che dobbiamo fare qui?». Alla fine ciascun membro del gruppo risponderà a questa domanda mettendo in atto uno dei sei modi di strutturare il tempo prima elencati. Nell’esaminare ciascuna di queste sei modalità possiamo collegarla a quello che già sappiamo circa gli Stati dell’Io e le Carezze. L’intensità delle Carezze aumenta scendendo lungo l’elenco nel passare dall’Isolamento all’Intimità. Nella letteratura dell’Analisi Transazionale è stato talvolta sostenuto che anche il grado di rischio psicologico aumenta via via che scendiamo lungo l’elenco. Quel che è certo è che l’imprevedibilità delle Carezze tende ad aumentare; in particolare diventa meno prevedibile sapere se saremo accettati o rifiutati dall’altro. Nel nostro Bambino può darsi che percepiamo davvero quest’imprevedibilità come un «rischio» per noi stessi. Quando eravamo piccoli dipendevamo, per essere OK, dalle carezze che ottenevamo dai nostri genitori, e percepivamo il loro rifiuto di noi come una minaccia per la nostra sopravvivenza. Ma ora che siamo adulti non vi è alcuno di questi rischi in nessuno di questi modi di strutturare il tempo. Nessuno può «farci» sentire qualcosa. Se un altro sceglie di agire secondo una modalità di rifiuto verso di me posso chiedere perché lo fa, ed esigere che cambi. Se l’altro non lo fa posso abbandonare il rapporto con quella persona e trovare un altro rapporto in cui sia accettato.

Il Copione

Ciascuno di noi nell’infanzia scrive una storia di vita per se stesso. Questa storia ha un inizio, un proseguimento e una fine. Noi scriviamo il Copione di base negli anni della primissima infanzia, ancor prima di essere abbastanza grandi da saper dire qualche parola. Più avanti nell’infanzia, aggiungeremo altri dettagli alla storia. All’età di sette anni sarà quasi completamente scritta. Potremo rivederla ulteriormente durante l’adolescenza. Da adulti, di solito non siamo più consapevoli della storia di vita che abbiamo scritto per noi. Tuttavia è molto facile che la seguiremo fedelmente; senza esserne consapevoli, è probabile che imposteremo la nostra vita in modo da avvicinarci sempre più alla scena finale che da bambini abbiamo deciso di vivere. Questa storia di vita a livello inconsapevole nell’A.T. la chiamiamo Copione. Insieme al modello degli Stati dell’Io il concetto di Copione costituisce un elemento fondamentale dell’A.T. È particolarmente importante nelle applicazioni psicoterapeutiche. Nell’analisi del Copione utilizziamo il concetto di Copione di vita per capire come le persone possano, senza saperlo, crearsi dei problemi e come possano indirizzarsi a risolverli.

Svalutazione, Ridefinizione, Simbiosi

II bambino piccolo sceglie un dato Copione perché rappresenta la strategia migliore che egli possa elaborare per sopravvivere e adattarsi in quello che spesso sembra un mondo ostile. Nel nostro Stato dell’Io Bambino può avvenire che siamo tuttora convinti che qualsiasi minaccia alla nostra immagine infantile del mondo sia una minaccia alla soddisfazione dei nostri bisogni, se non addirittura alla nostra sopravvivenza. Così può darsi che talvolta distorciamo la nostra percezione della realtà affinché collimi col nostro Copione. Quando questo avviene, diciamo che stiamo effettuando una Ridefinizione. Un modo di garantirci che il mondo sembri adeguarsi al nostro Copione è quello di ignorare selettivamente le informazioni di cui disponiamo in una data situazione. Senza intento consapevole, cancelliamo quegli aspetti della situazione che contraddirebbero il nostro Copione. È quello che chiamiamo Svalutazione. Nel corso della vita mi trovo continuamente di fronte a problemi: come faccio ad attraversare la strada senza rimanere ucciso? Come faccio ad affrontare quel che mi è stato appena assegnato? Come rispondere a un approccio amichevole o aggressivo da parte di un altro? Ogniqualvolta incontro un problema ho due opzioni. Posso usare tutto il potere del mio pensiero, delle mie emozioni e delle azioni Adulte per risolverlo, oppure posso entrare nel Copione. Se entro nel copione, comincio a percepire il mondo in modo che sembri collimare con le decisioni che ho preso da piccolo. È probabile che cancelli la mia consapevolezza di alcuni aspetti della situazione reale. Allo stesso tempo, posso ingrandire a proporzioni gigantesche altri aspetti del problema “qui-e-ora”. Invece di intraprendere un’azione per risolvere il problema mi affido alla «soluzione magica» offertami dal Copione. Spero nel Bambino che effettuando questa magia possa manipolare il mondo in modo da avere una soluzione. Invece di essere attivo divento passivo. Questo campo della teoria dell’A.T. è noto come teoria Schiffiana, o della «famiglia Schiff», che elaborò il concetto di Svalutazione. Gli Schiff definiscono la Svalutazione un “ignorare inavvertitamente delle informazioni pertinenti alla soluzione di un problema”. Ogni svalutazione poi è accompagnata spesso da Grandiosità, vale a dire da un’esagerazione di qualche caratteristica della realtà. L’espressione «Fare di una pietruzza una montagna» descrive bene la Grandiosità. Così come una caratteristica della situazione è ignorata o sminuita attraverso la Svalutazione, allo stesso modo un’altra caratteristica è ingrandita fuori misura attraverso la Grandiosità. Entrambe le situazioni mi fanno restare bloccato nel mio Copione.

Nel quadro dei nostri sforzi per mantenere valido il nostro Copione, può avvenire che talvolta da adulti entriamo in rapporti che ri-propongono quelli che avemmo con i nostri genitori quando eravamo bambini. Lo facciamo senza esserne consapevoli. In questa situazione, uno dei partner del rapporto impersona il ruolo di Genitore e di Adulto, mentre l’altro si comporta da Bambino. Tra loro, essi funzionano come se fossero disponibili solo tre e non Sei stati dell’Io. Un rapporto di questo genere è chiamato Simbiosi. Nella teoria schiffiana si ha una Simbiosi quando due o più individui si comportano come se formassero un’unica persona. In un rapporto come questo le persone interessate non utilizzeranno tutto il repertorio di Stati dell’Io. Tipicamente una di esse escluderà il Bambino e utilizzerà solo il Genitore e l’Adulto. L’altra assumerà la posizione opposta, rimanendo nel Bambino ed escludendo gli altri due Stati dell’Io. Così nel totale esse hanno accesso a tre soli Stati dell’Io.

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I Racket, i Buoni premio e i Giochi

Da bambini può avvenire che ci accorgiamo che nella nostra famiglia certe emozioni sono approvate mentre altre sono proibite. Per ottenere Carezze può darsi che decidiamo di sentire solo ciò che è permesso, e questa decisione è presa senza che ve ne sia consapevolezza. Quando nella vita adulta dipaniamo il nostro Copione, continuiamo a nascondere le nostre emozioni autentiche con quelle che ci furono permesse da bambini. Queste emozioni sostitutive le chiamiamo emozioni Parassite. Se proviamo un’emozione Parassita e la teniamo nascosta invece di esprimerla al momento opportuno, diciamo che stiamo raccogliendo un Buono premio. Un Gioco è una sequenza ripetitiva di Transazioni nelle quali entrambe le parti finiscono col provare emozioni parassite. In un Gioco troviamo sempre un momento di scambio, cioè una frazione di secondo in cui i giocatori avvertono che è successo qualcosa di inaspettato e di spiacevole. Noi facciamo dei Giochi senza esserne consapevoli. Avete mai avuto un’interazione nella quale voi e l’altro alla fine vi siete entrambi sentiti a disagio, e avete detto a voi stessi una cosa del tipo: «Perché continua a succedermi questo?». «Come mai è successo di nuovo?». «Pensavo che lui/lei fosse diverso dagli altri, e invece…». Avete provato sorpresa per il modo in cui sono andate a finire le cose, rendendovi conto nel contempo che quello stesso tipo di cosa vi era già successa? Se avete avuto un’interazione come questa, è molto probabile che nel linguaggio dell’A.T. steste effettuando un Gioco. Come una partita di calcio o di scacchi, un Gioco psicologico è effettuato secondo regole predeterminate. È stato Berne il primo ad attrarre l’attenzione su questa struttura prevedibile dei Giochi e a suggerire i modi di analizzarli. Possiamo individuare alcune caratteristiche tipiche dei Giochi:

  1. I Giochi sono ripetitivi. Ogni persona gioca il suo Gioco preferito più e più volte nel tempo. Gli altri giocatori e le circostanze possono cambiare, ma lo schema del Gioco rimane lo stesso.
  2. I Giochi sono giocati senza la consapevolezza dell’Adulto. Malgrado il fatto che la persona ripeta i Giochi più e più volte, vive ciascuna proposizione del suo Gioco senza essere consapevole di farlo. È solo nelle parti finali del Gioco che il giocatore può chiedersi: «Com’è possibile che questo sia successo di nuovo?». Anche a quel punto, la persona di solito non si rende conto di aver contribuito essa stessa a costituire il Gioco.
  3. I Giochi terminano coi giocatori che provano un’emozione Parassita.
  4. I Giochi comportano uno scambio di “Transazioni ulteriori” tra i giocatori. In ogni Gioco c’è qualcosa che succede a livello psicologico, diverso da ciò che sembra succedere a livello sociale. Lo sappiamo dal fatto che la persona ripete i propri Giochi più e più volte, trovando altre persone i cui Giochi si «incastrano» col suo.
  5. I Giochi comportano sempre un momento di sorpresa o confusione. A questo punto il giocatore ha la sensazione che sia successa una cosa inaspettata. In qualche modo le persone sembrano aver cambiato ruolo.

Stephen Karpman ha ideato un mezzo semplice e potente per analizzare i Giochi, il triangolo drammatico.

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Egli afferma che ogniqualvolta giochiamo dei Giochi entriamo in uno di questi tre ruoli di Copione: Persecutore, Salvatore o Vittima. Un Persecutore è una persona che calpesta e sminuisce gli altri. Il Persecutore considera gli altri inferiori a lui e non OK. Anche un Salvatore considera gli altri non OK e in posizione d’inferiorità, solo che reagisce offrendo loro aiuto da una posizione one-up (di superiorità). La sua convinzione è: «Io devo aiutare tutte queste altre persone perché non sono sufficientemente capaci di aiutarsi da sole». Una Vittima è una persona che si considera one-down (inferiore) e non OK. Talvolta la Vittima cercherà un Persecutore che la metta in posizione d’inferiorità e la tratti male. Oppure può andare alla ricerca di un Salvatore che le offra aiuto e la confermi nella sua convinzione: «Io non ce la faccio da solo». Ognuno dei ruoli del triangolo drammatico comporta una Svalutazione. Sia il Persecutore che il Salvatore svalutano gli altri. Il Persecutore svaluta la dignità degli altri, e può arrivare a svalutare il diritto degli altri alla vita e alla salute fisica. Il Salvatore svaluta la capacità degli altri di pensare da soli e di agire di propria iniziativa. Una Vittima svaluta se stessa. Se è alla ricerca di un Persecutore, acconsentirà alla Svalutazione del Persecutore e si considererà una persona degna di essere rifiutata e sminuita. La Vittima che è alla ricerca di un Salvatore crederà di aver bisogno dell’aiuto di quest’ultimo per pensare bene, per agire o prendere decisioni.

Autonomia

Per realizzare il nostro pieno potenziale di adulti dobbiamo aggiornare quelle strategie per affrontare la vita che decidemmo di utilizzare da bambini. Quando scopriamo che queste strategie non funzionano più per noi, dobbiamo sostituirle con nuove strategie che funzionino. Nel linguaggio dell’A.T. dobbiamo uscire dal nostro Copione e raggiungere l’Autonomia. Gli strumenti dell’A.T. sono intesi ad aiutare le persone a raggiungere questa autonomia. Le sue componenti sono la Consapevolezza, la Spontaneità nonché l’Intimità. Questo implica la capacità di risolvere i problemi utilizzando le piene risorse adulte della persona.

Eric Berne ha suggerito che l’ideale è l’Autonomia. Egli non ha mai presentato una definizione di questo termine, ma ha scritto che «l’autonomia si conquista quando si liberano o si recuperano tre capacità: Consapevolezza, Spontaneità e Intimità».

La Consapevolezza è la capacità di vedere, sentire, provare la sensazione, il gusto e l’odore delle cose in quanto pure impressioni dei sensi, nel modo in cui lo fa un neonato. La persona consapevole non interpreta né filtra l’esperienza del mondo per adeguarla a qualche definizione del Genitore. È in contatto con le sue sensazioni corporee oltreché con gli stimoli esterni. Quando cresciamo la maggior parte di noi è sistematicamente addestrata ad attutire la propria consapevolezza. Impariamo invece a devolvere energia nel nominare le cose e criticare i risultati nostri e degli altri. Per esempio immaginate che io sia a un concerto. Mentre il musicista suona posso essere preso da un dialogo interno: «Questo è stato scritto nel 1856, vero? Hm, il ritmo è troppo veloce. Mi chiedo, quando finirà? Devo andare a letto presto stasera, ho molto lavoro domani…». Se mi permetto di divenire consapevole, spengo questa voce dentro di me. Esperisco semplicemente il suono della musica e le mie risposte somatiche a essa.

La Spontaneità significa la capacità di scegliere da tutta una gamma di emozioni in termini di sensazioni, pensiero e comportamento. Proprio come la persona consapevole esperisce il mondo, allo stesso modo la persona spontanea reagisce al mondo, in modo diretto, senza cancellare parti della realtà o reinterpretarle in modo che si adeguino alle definizioni del Genitore. La spontaneità implica che la persona possa reagire liberamente a partire da uno qualsiasi dei suoi tre Stati dell’Io. Può pensare, sentire o comportarsi da persona adulta utilizzando il suo stato dell’Io Adulto. Se lo vuole può andare nel Bambino e ritornare in contatto con la creatività, il potere intuitivo e l’intensità delle sensazioni che possedeva nella propria infanzia. Oppure può reagire da Genitore riproponendo le emozioni e il comportamento che ha appresi dai genitori o figure genitoriali. Quale che sia lo Stato dell’Io che utilizza, sceglierà la sua risposta liberamente in modo che si adatti alla sua situazione attuale senza adeguarsi a comandi genitoriali sorpassati.

Intimità significa una aperta condivisione di emozioni tra voi e un’altra persona. Le emozioni espresse sono autentiche, cosicché l’intimità esclude la possibilità di Racketeering o di effettuare dei Giochi. Quando una persona è in intimità è probabile che passi nel Bambino.

Benché non lo abbia detto esplicitamente, Berne sottintese che l’Autonomia equivale alla libertà dal Copione. La maggior parte degli autori dell’A.T. dopo Berne ha anch’essa equiparato queste due idee. Così possiamo suggerire una definizione dell’Autonomia: “un comportamento, un pensiero o un’emozione che è una risposta alla realtà qui-e-ora più che una risposta a convinzioni di Copione“.

(Fonte: I. STEWART- V. JOINES, L’Analisi Transazionale. Guida alla psicologia dei rapporti umani, Garzanti, Milano 2000)

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